Installazione ambientale

Galleria Monfort (Portorose)

16. 4.2021 – 23.5. 2021


“Per conoscere bene una persona, devi mangiare assieme a lei almeno un chilogrammo di sale.” Questa massima della nonna di Boris Beja ha fornito all’artista lo spunto per la sua prima mostra personale nel Litorale meridionale. Come per i precedenti progetti, l’autore, che si colloca tra i rappresentati più in vista della giovane generazione di artisti visuali, anche in questo caso parte da una propria esperienza individuale. Con un linguaggio estetizzato, ma allo stesso tempo diretto, egli mette a nudo le immagini mutevoli della società contemporanea. Nel farlo non è limitato dalla scelta del media, ma si avvale di quello che gli sembra più pertinente per la realizzazione della sua idea. Spesso si tratta di installazioni ambientali, una pratica artistica oggi già collaudata che riunisce in sé il concetto e il contesto e offre l’opportunità di utilizzare strumenti di ogni tipo, artistici e non.

Lo spirito arcaico e primitivo dell’ex magazzino del sale ha stimolato la nascita di Sail with me (Veleggia con me), un’installazione stratificata e ambientalmente diffusa. Il titolo principale si collega direttamente alla barca a motore, un oggetto ready made circondato da paraventi lignei, mentre altre strutture di legno, più piccole, con delle insegne cartacee sospese, compongono l’insieme Salt with me (Sala con me). In entrambi i casi il messaggio è diretto e invita a intense esperienze di fuga dal retrogusto salato.

 

Gli scheletri lignei, di una pulizia geometrica (i paraventi), sistemati sul piano di calpestio, danno origine a un labirinto in cui muoversi e passare intorno alla barca. La loro fragile consistenza, con le membrane traslucide verde-azzurre, ricorda le immagini astratte del mondo subacqueo. Questa impressione è ulteriormente rafforzata dai suoni sommessi provenienti dai fondali marini (la musica si deve a Robertina Šebjanič) che modificano radicalmente la percezione dello spazio: ci troviamo sopra o sotto la superficie del mare? Forse l’autore vuole ricordarci il problema del riscaldamento globale e della scomparsa dei ghiacciai, a causa del quale forse i mari ci inonderanno? Al contempo la vista dei rottami della barca a motore suscita sensazioni contrastanti. Di primo acchito, siamo folgorati da un pensiero che ci rimanda all’estate, alla giovinezza e ai viaggi, sostituito, subito dopo, da inquietanti congetture (angosciose ipotesi) sulle conseguenze del tragico evento che ha portato a riva il guscio dell’imbarcazione senza naufraghi. Un momento di sensibilizzazione in merito al fenomeno delle migrazioni contemporanee, al significato della mobilità umana quale fondamentale forma della libertà di circolare e aspirare a una vita migliore?

 

Nel contesto dell’installazione intitolata Salt with me, l’energia dell’artista passa dal campo della presenza pubblica alla sfera dell’intimo. Il protagonista è il sale o il mare “che non è potuto salire in cielo”. La compongono panche-tavoli sulle quali sono sistemate ciotole di ceramica contenenti sale e bianchi nastri perforati di carta che si librano nell’aria. I ritagli, sui quali è riportato con caratteri di diverse dimensioni lo slogan Soli z menoj (Sala con me), sono una specie di mantra comunicativo per la crescita spirituale del singolo: conosci te stesso in relazione con l’altro. Beja insegue abilmente il confine tra forma astratta e narrazione e con questo progetto è riuscito a far rivivere il ricordo storico dell’imponente edificio con il quale ha intavolato un dialogo suggestivo che a tratti appare giocoso, spesso doloroso ma sempre riflessivo.

 

RINGRAZIAMENTI
Alenka More, Jerneja Avsec, Miha Zupan, Robertina Šebjanič, Sandi Ostrožnik

 

Boris Beja è nato a Trbovlje nel 1986. Dopo la laurea alla Facoltà di scienze naturali e ingegneria di Lubiana ha proseguito gli studi all’Accademia di Belle Arti e Design, dove nel 2013 si è diplomato in scultura. Negli ultimi anni ha preparato diverse personali e partecipato a numerose mostre collettive in Slovenia e all’estero (Francia, Germania, Grecia, Austria, Italia, Repubblica ceca…). Per il suo lavoro ha ricevuto alcuni premi e nomination, tra cui il Premio sloveno Prešeren per gli studenti (2012) e il premio Doris-Wuppermann-Stiftung (Monaco, 2017).  Nelle proprieinstallazioni ambientali l’artista include spesso il padre, Anton Beja (1958), che è stato un elemento insostituibile nella realizzazione dei seguenti progetti:Between the Lines (2014), Koncert za Pianino in dva mešalca (2017), Adagio for A (2019), On the Border: @heartbreak e 45 Ura (2020). Boris Beja opera attivamente presso la Casa del Pioniere – centro per la cultura dei giovani (Pionirski dom – center za kulturo mladih) di Lubiana, città in cui vive e lavora.

Dr. Majda Božeglav Japelj