LABORATORIO URBANO II: EROS E THANATOS | 
Workshop e mostra | 

Galleria Medusa, Capodistria, 12 maggio–5 giugno 2026 – 
Inaugurazione: giovedì, 28 maggio 2026, alle ore 18:00 | 

Evento collaterale: 
Proiezione del film documentario Habitar, 
22 maggio 2026 alle ore 19:00 presso Museo regionale di Capodistria. 

Curatore: Boštjan Bugarič, 
Co-curatrice: Blažka Šifrar, 
Coordinamento: Tatjana Sirk, 
Workshop sonori e installazione sonora: Lukas Medveš, 
Workshop video e installazione visiva: Rebeka Bratož Gornik, Joaquin Mora.

Partecipanti studenti del primo anno del Dipartimento di Arti Visive e Design, Facoltà di Studi Educativi, Università del Litorale:

Maša Aleksandrov, Ana Marija Barakovska, Manuela Behlič, Pika Blažič, Katarina Bončina, Emily Čadež Čeperković, Julija Červ, Nađa Čirić, Jaka Gorečan, Marina Ilić, Jana Karalievska, Žanamari Koren, Lana Kovač Vrtačnik, Igor Lazić, Gaja Markelj, Vanesa Marovt, Iza Mušič Petković, Špela Pančur, Ivana Pargovska, Aten Petrič, Zala Ribolica, Veljko Ristić, Maša Stojanović, Marta Šadrina, Isabel Villalba, Iva Vlahcheva, Anja Vukotić, Andrijana Zafirovska.

Le Gallerie Costiere Pirano, in collaborazione con l’autore del progetto e mentore doc. dr. Boštjan Bugarič, insieme agli studenti e alle studentesse del primo anno del Dipartimento di Arti Visive e Design della Facoltà di Studi Educativi dell’Università del Litorale (UP PEF VUO), proseguono il progetto Laboratorio Urbano, avviato lo scorso anno. All’interno di questo progetto, lo spazio espositivo funziona come un quadro di ricerca unitario, in cui testo, spazio, immagine e suono si intrecciano in una narrazione condivisa. La mostra non è quindi soltanto la presentazione di un risultato finale, ma un campo aperto di produzione di conoscenza, in cui approcci documentari, pratiche artistiche e interventi spaziali si incontrano nel processo stesso della durata di quattro settimane. Il processo di lavoro rappresenta la produzione della generazione attuale del primo anno UP PEF VUO.

Il tema della ricerca di quest’anno si concentra sul rapporto tra Eros e Thanatos: tra vita e transitorietà, tra la forza che crea e quella che dissolve. Nella galleria prendono forma tre installazioni spaziali, costruite con taniche di petrolio. Come contenitori del mondo contemporaneo, esse custodiscono tracce di crisi, tensioni e guerre. Da esse si riversa un caos che gli autori e le autrici non cercano di domare, ma di ascoltare attraverso immagine, suono e movimento. In questo flusso, un insieme inizialmente indistinto si apre progressivamente e si stratifica in tre liquidi fondamentali: petrolio, acqua e sangue. Ognuno porta con sé il proprio ritmo, il proprio peso, la propria memoria. Eros e Thanatos non si escludono, ma coesistono come due volti dello stesso movimento. Nel loro intreccio si rivela che inizio e fine, nascita e scomparsa, sono da sempre parte della stessa materia.

La domanda centrale del progetto, come si intrecciano nel mondo contemporaneo l’impulso vitale, la distruzione e le condizioni materiali dell’esistenza, e quali tracce lasciano nel nostro spazio comune, apre l’intero processo di lavoro, all’interno del quale la presentazione finale prenderà forma gradualmente in galleria. Questa domanda nasce dal lavoro di Blažka Šifrar, che indaga il rapporto tra il corpo intimo e il corpo collettivo.

Allo stesso tempo, l’installazione video e sonora amplia l’esperienza dello spazio, creando un ambiente sensoriale multilivello in cui il visitatore non è semplicemente uno spettatore, ma un partecipante attivo nel processo di costruzione del significato. Nel corso del processo di lavoro, gli studenti e le studentesse sono stati guidati da Rebeka Bratož Gornik, Joaquín Mora e Lukas Medveš. I laboratori di video e di suono sono concepiti come strumenti di ricerca che permettono ai partecipanti di lavorare con la materialità della realtà: attraverso la registrazione, l’inquadratura, la voce, il rumore e il silenzio. In questo contesto, il film documentario e il suono non funzionano come semplici illustrazioni della mostra, ma come media autonomi del pensiero e come strumenti di registrazione del tempo, dello spazio e delle esperienze individuali.

Il progetto è stato realizzato sotto legida del Dipartimento di Arti Visive e Design della Facoltà di Studi Educativi dellUniversità del Litorale e con il supporto delle Gallerie Costiere Pirano, Camera per l’architettura e la pianificazione territoriale della Slovenia e del Museo regionale di Capodistria.

BIOGRAFIE

Boštjan Bugarič è architetto, ricercatore, curatore, critico ed editore, che vive e lavora tra Capodistria e Berlino. Dal 2014 è editore della comunità open-source di architettura Architectuul. È professore presso il Dipartimento di Arti Visive e Design della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università del Litorale a Capodistria. Nel 2017 è stato invitato come critico ospite alla Cornell University Rome e ha lavorato come ricercatore presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Lubiana. Dirige il KUD C3, un collettivo dedicato alla ricerca spaziale e alle pratiche urbane contemporanee. Nel 2011 ha ricevuto il Golden Cube Award per il progetto Javno mesto (Public City). Tra il 2008 e il 2013 ha coordinato il processo di accreditamento e co-fondato la Facoltà di Ambiente Costruito dell’Università del Litorale, dove ha ricoperto il ruolo di preside facente funzione dal 2011 al 2013. Nello stesso periodo è stato anche presidente della Società degli Architetti Costieri di Capodistria.


 

Rebeka Bratož Gornik è una cineasta indipendente e artista dei media il cui lavoro si colloca all’intersezione tra cinema, ricerca artistica e studi spaziali. Nei suoi progetti esplora l’architettura e lo spazio pubblico come strutture sociali, politiche ed esperienziali, utilizzando il film come principale strumento di ricerca ed espressione. Come regista, sviluppa progetti basati sulla ricerca che combinano narrazione visiva, lavoro sul campo e pratica artistica, contribuendo a un dialogo interdisciplinare tra cinema, arte e ricerca spaziale.


 

Joaquín Mora è un regista, produttore e creatore audiovisivo che si concentra sulla relazione tra le persone e lo spazio che abitano. Negli ultimi dieci anni i suoi progetti hanno esplorato diversi modi di manifestazione del patrimonio culturale, affrontando temi di continuità e trasformazione e analizzando come i cambiamenti ambientali influenzano la vita quotidiana. La sua ricerca pone una domanda centrale: “In un mondo complesso, continuamente influenzato da migrazioni, cambiamenti climatici, crescita demografica e crisi economiche, come immaginiamo il concetto di vita nel prossimo futuro?” Nel tentativo di rispondere a questa domanda, egli sviluppa riflessioni attraverso diverse strategie e formati audiovisivi, come video sperimentali, serie e materiali documentari. Collabora con team multidisciplinari che praticano un ascolto attivo e continuo dei partecipanti ai progetti.


 

Lukas Medveš è un sound designer, produttore musicale e creatore audiovisivo con oltre vent’anni di esperienza nei settori dell’industria musicale, della produzione cinematografica, del teatro e dei circuiti festivalieri. Il suo lavoro combina pratiche analogiche e digitali, una profonda conoscenza del sound design e l’uso avanzato di strumenti tecnologici contemporanei. Negli ultimi anni si è dedicato intensamente allo sviluppo del progetto audiovisivo Valovanja, nel quale, attraverso l’analisi in tempo reale dei segnali sonori, crea composizioni visive generative. Il progetto esplora modalità innovative di connessione tra suono, immagine ed elementi performativi, rappresentando una sinergia tra competenza tecnica e ricerca artistica. Come collaboratore di lunga data del musicista Gramatik, lavora come production manager, sound engineer, produttore musicale, organizzatore e consulente tecnico per concerti e grandi produzioni in Europa e negli Stati Uniti. Il suo ruolo include spesso il coordinamento tecnico completo, il sound design, la produzione musicale e lo sviluppo di contenuti concettuali e artistici.


 

Blažka Šifrar è una studentessa di Arti Visive e Design. Nelle sue opere artistiche esplora le complessità fisiche e psicologiche della natura umana.

HABITAR KOPER |
Proiezione in anteprima del documentario su Capodistria | 
22 maggio 2026 alle ore 19:00, Museo regionale di Capodistria.

Rebeka Bratož Gornik e Joaquín Mora sono filmmaker indipendenti alla base della serie documentaria internazionale Habitar. Il loro lavoro esplora l’abitare come un’esperienza complessa, intrecciata a temi quali la gentrificazione, lo sviluppo urbano e la crisi abitativa. Rebeka Bratož Gornik, regista e produttrice, apporta al progetto una solida esperienza nel campo delle arti visive e del documentario socialmente impegnato. Il suo lavoro si distingue per una narrazione sensibile delle storie umane e per una profonda attenzione ai contesti culturali e sociali. Joaquín Mora, regista e artista visivo cileno, combina approcci narrativi innovativi con una forte poetica visiva. I suoi progetti transmediali invitano il pubblico a riflettere sulle questioni sociali contemporanee. Insieme hanno ideato la serie Habitar Adriatic come piattaforma per la documentazione artistica e la riflessione critica su come viviamo oggi e su come immaginiamo il futuro dell’abitare. Il progetto indaga le esperienze abitative nelle città costiere del Mediterraneo, aprendo, attraverso storie personali, interrogativi più ampi su spazio, comunità e casa. Habitar Koper è un progetto documentario e di ricerca sulla casa come spazio di memoria, identità e appartenenza. Attraverso i racconti intimi delle abitanti e degli abitanti di Capodistria, rivela come la storia, le migrazioni, la comunità e le trasformazioni urbane plasmino la vita in una città di confine. Fa parte della più ampia serie internazionale Habitar, che unisce film, fotografia, suono ed elementi artistici offrendo uno sguardo stratificato sui modi contemporanei di abitare.