9.07.2021 – 29.08.2021

Galleria Civica Pirano

Exhibition view: foto di Jaka Jeraša

Exhibition view: foto di Jaka Jeraša

Fortuna vitrea, 2015-2017, fusioni di vetro

La mia Istria, dittico, 2018, acrilico su tela

Moja istra, dittico, 2018, acrilico su tela

La piranese Mira Ličen è una poliedrica pittrice e restauratrice, affermata a livello locale e nazionale, pluripremiata e chiaramente riconoscibile per il suo peculiare lessico espressivo. Nel contesto dell’arte figurativa slovena contemporanea sono rare le autrici che possono vantare un opus creativo altrettanto variegato e stratificato, tanto sul piano dei contenuti quanto su quello delle tecniche esecutive. La sua autopoetica pittorica – a prescindere dalle tematiche raffigurate – è identificabile grazie a un linguaggio fatto di colori veementi, dichiaratamente espressivo, sempre prossimo all’astratto sebbene faccia intuire una matrice figurale. I suoi motivi sono legati al genius loci dell’ambiente in cui risiede e alla tradizione spirituale e religiosa dello spazio culturale europeo. Tutte le sue opere, anche i quadri-vetri e gli oggetti di vetro presentati in questa mostra, costituiscono una narrazione estremamente sincera delle sue esperienze di vita, del suo vissuto più intimo e, ovviamente, del suo rapporto squisitamente personale e della sua maniera di recepire le dimensioni più profonde ed elevate della sfera spirituale. Sono tutte sublimazioni della sua fede incrollabile, della sincera percezione della religiosità e del micro e macromondo in cui trascorre l’esistenza. Senza riguardo al tema raffigurato – un racconto biblico, un paesaggio, una veduta – attraverso un processo creativo intellettuale ed emozionale ogni opera si riduce nel suo ben identificabile codice lineare, tanto essenziale da richiamare a stento l’archetipo originale dei motivi rappresentati. Ogni lavoro, in effetti, è una sorta di psicogramma, arricchito e sottolineato da un’enigmatica trascendenza nell’atmosfera.

Nel 2010 le Gallerie costiere di Pirano hanno pubblicato una monografia e organizzato una mostra retrospettiva dei suoi lavori nella Galleria A+A di Venezia, nella sede espositiva del Monfort a Portorose e nella Galleria Loggia di Capodistria. Quest’anno, nei mesi estivi, nella Galleria civica di Pirano sarà presentata un’altra retrospettiva, dedicata ai dipinti e agli oggetti di vetro realizzati nell’ultimo decennio e accompagnata da un catalogo a illustrazione delle opere, comprendente anche una bio-bibliografia. Questa mostra ci fa riscoprire ancora una volta un’artista straordinariamente feconda, che trova stimoli per interpretazioni sempre nuove in vicende locali o in eventi a livello globale, nell’ambiente in cui vive o nelle località che visita – temi che diventano veicoli del suo messaggio rivolto all’esterno. Hanno una valenza simbolica anche i titoli dei singoli cicli pertinenti a quest’ultimo periodo – dei quali troviamo esposta una selezione tra dipinti e oggetti di vetro – e anche quello della mostra stessa “Lux et Vox”. Si succedono le vedute della serie “Paesaggi parigini” (2010), “Ambienti incontaminati” (2011), mentre l’ambiente istriano in cui vive è una costante e a questo ciclo appartengono immagini che lei intitola “Paesaggi istriani” o “La mia Istria”. Di grande interesse è pure la serie dei vetri realizzata nel 2015 “Fortuna vitrea est: tum cum splendet, frangitur” (“La fortuna è come il vetro: nel momento in cui più risplende si spezza” – Publilio Siro). Per quanto abbia trovato concreta ispirazione nel genere profano, i suoi variopinti paesaggi trasudano la straordinaria energia dell’artista, la sua fede, la forza e l’ottimismo nei confronti della potenza indistruttibile della natura e delle sfide del vivere quotidiano. Questa particolare atmosfera mistica e sacra si rileva, ovviamente, anche nei dipinti e negli oggetti di vetro dei cicli “Via dolorosa“ (2011), “ Via Mea” (2014), “Eloi, Eloi”  (2015), “Gloria in excelsis”  (2015), “Hommage à Carpaccio”  (2018, 2019), “Redemptor nobis natus est”  (2019) ecc. La forte esperienza emotiva dovuta alla visita ad Auschwitz nel 2016, i contemporanei eventi nel suo ambiente, soprattutto la posa di filo spinato lungo il confine meridionale, le sue intime considerazioni in merito alla fede e al destino del singolo e dell’umanità, si sono tutti concretizzati in una serie di miniature intitolata “Per non dimenticare”, dipinti contraddistinti da una straordinaria potenza espressiva. La scoperta delle opere del premio Nobel José Saramago le ha ispirato una peculiare interpretazione pittorica e una riflessione riguardante l’attuale situazione pandemica nel mondo che ha intitolato “Hommage à Saramago” (2020, 2021).