JULIJA BRAJNIK VOLČIČ: ANCHE IL MORSO È UN TOCCO |
Ex-tempore Piran 2025: Premio giovani |
Galleria Herman Pečarič Pirano, 28.08.2026 – 9.11.2026,
Inaugurazione: venerdì 28.08.2026, alle 19:00 |
Curatrice: Ana Papež.


La giuria internazionale di esperti dell’Ex-tempore Piran 2025, composta da Stephanie Peršić (Croazia), Renzo Grigolon (Italia) e Jadranka Plut (Slovenia), lo scorso anno ha assegnato il premio acquisto per la migliore opera di un autore di età non superiore ai 35 anni a Julija Brajnik Volčič (Slovenia) per il dipinto intitolato Impotente. Il premio consiste in una mostra personale presso la Galleria Herman Pečarič di Pirano, quale introduzione all’Ex-tempore Piran 2026, ed è conferito dalle Gallerie Costiere Pirano.
La giuria ha motivato così la scelta dell’opera premiata:
Nel tempo in cui viviamo non abbiamo più direzioni chiare e sorgono contraddizioni, per cui ciò che un tempo era sicuro oggi viene messo in discussione. Il simbolo di questa paura e incertezza è raffigurato in primo piano da due cani legati a un lampione, in agguato verso lo spettatore. In questo modo, lo spettatore viene posto nel ruolo di una possibile preda. Il senso di costrizione e di impotenza è chiaramente espresso anche dal contrasto con la scena sullo sfondo, che mostra la routine quotidiana, e con il pericolo primordiale che silenziosamente incombe su di noi.
Anche nella successiva produzione artistica di Julija Brajnik Volčič, lo spettatore si confronta con sentimenti di paura, impotenza, rabbia e tensione interiore, che costituiscono il nucleo tematico centrale della sua opera. La sua pratica pittorica nasce da un’indagine intima della propria esperienza, concentrandosi sul corpo come portatore di memoria, dolore e vulnerabilità. Nei suoi lavori, il corpo non è soltanto un’immagine fisica, ma uno spazio in cui si inscrivono esperienze traumatiche, emozioni represse e storia personale.
Nei suoi dipinti predominano elementi autobiografici, che l’artista non presenta direttamente, ma traduce in un linguaggio visivo simbolico. Le singole opere agiscono come narrazioni visive attraverso le quali rivela quegli strati dell’esperienza umana che spesso rimangono inespressi o nascosti allo sguardo altrui. I motivi dei cani, dei cavalli, dei nudi femminili e dei veicoli a motore non compaiono quindi soltanto come elementi figurativi riconoscibili, ma come portatori di significati psicologici. Sebbene il cane, il cavallo o la motocicletta siano tradizionalmente associati alla forza, alla libertà, alla vitalità e al controllo, nei dipinti di Julija Brajnik Volčič acquisiscono una dimensione simbolica completamente diversa. Diventano metafore della rabbia femminile, della paura, dell’autosabotaggio, del senso di prigionia e di impotenza. Proprio questa distanza tra il significato simbolico atteso del motivo e la sua effettiva carica emotiva crea una tensione marcata che caratterizza l’intera opera.
Il motivo delle donne legate rappresenta l’esperienza dell’autrice di impotenza, frustrazione e dolore emotivo. Non si tratta soltanto di un’esperienza personale, ma riflette anche la condizione più ampia di molte donne che, a causa di circostanze emotive, finanziarie o violente, sono intrappolate in relazioni e situazioni dalle quali non vedono via d’uscita.
Il motivo richiama al tempo stesso l’attenzione sulle conseguenze dei traumi e dell’esposizione prolungata alla violenza o alla manipolazione, che possono condurre a una scarsa autostima, all’autosabotaggio e al consolidamento di convinzioni negative su di sé. Le donne legate sono dunque il simbolo di un vissuto interiore, ma indicano anche che la causa dei traumi e del disagio deriva sempre da circostanze esterne: una donna, infatti, non può legarsi da sola.
Nei dipinti compaiono spesso deformazioni fisiche, ferite, cicatrici e altre apparenti «imperfezioni», che sottolineano ulteriormente la dimensione fisica e psicologica del dolore. Si tratta di immagini estremamente intense, quasi aggressive, che tuttavia l’artista equilibra con un approccio pittorico di straordinaria delicatezza. Una cromia pacata, morbide transizioni tra le campiture, pennellate misurate e un uso raffinato delle tonalità della pelle creano un contrasto sorprendente tra il contenuto e la sua rappresentazione visiva. Proprio questo contrasto conferisce alle sue opere una forza particolare: i motivi violenti non sono rappresentati in modo espressivo o brutale, ma quasi in silenzio e con riserbo.
Il colore della pelle svolge nella sua pittura un’importante funzione simbolica. Attraverso di esso, l’artista collega motivi diversi in un’esperienza corporea comune e li avvicina al corpo umano inteso come spazio della memoria. Il corpo diventa un archivio di esperienze, nel quale rimangono inscritte sia le tracce fisiche sia quelle psichiche del passato. La cromia è per lo più neutra, pacata e priva di una marcata saturazione, consentendo allo spettatore di concentrare l’attenzione soprattutto sul contenuto psicologico delle immagini. In questo modo, l’autrice estetizza in una certa misura i propri motivi, poiché desidera trattenere lo spettatore nell’osservazione dell’opera, nonostante la sua immediatezza possa suscitare repulsione o disagio.
Essi agiscono come apparizioni momentanee di ricordi che il cervello richiama in momenti inattesi. In questo modo creo un ulteriore senso di disagio nell’osservazione delle opere.
Un elemento importante del suo linguaggio artistico è costituito anche dai formati, dalle composizioni e dalle frammentazioni «irregolari». Gli elementi non seguono le regole compositive classiche, una prospettiva equilibrata o una logica spaziale armoniosa. Agiscono invece come frammenti sparsi di memoria, quando un ricordo represso emerge improvvisamente, in modo sconnesso e senza una chiara sequenza temporale. Ciò pone lo spettatore nella condizione di dover ricostruire autonomamente il significato delle singole immagini, confrontandosi continuamente con un senso di incertezza, disagio e tensione psichica.
L’intera opera di Julija Brajnik Volčič si fonda quindi su un delicato equilibrio tra bellezza e violenza, tra estetizzazione e brutalità, tra confessione intima ed esperienza umana universale. I suoi dipinti non offrono risposte univoche, ma aprono uno spazio di riflessione sul corpo come portatore di memoria, sul trauma, sull’identità e sui meccanismi attraverso i quali l’individuo elabora il dolore.
BIOGRAFIA:
Julija Brajnik Volčič, nata nel 2002 a Kranj, ha iniziato la propria pratica pittorica con l’iscrizione al corso di laurea triennale in pittura presso l’Accademia di Belle Arti e Design di Lubiana. Quest’anno ha concluso il terzo anno e ha sviluppato un proprio linguaggio pittorico, che nasce dall’esperienza interiore e dalla rielaborazione di ricordi, traumi, emozioni ed eventi.
Finora ha esposto in numerosi spazi espositivi di rilievo, tra cui la Galleria Bažato, la Galleria Škuc, Ex-Arte e la Mestna Hiša Ljubljana. È inoltre cofondatrice del collettivo CHICANDEUROPEAN, creato insieme ai compagni di corso durante il secondo anno di accademia.
Testo di Ana Papež.






