(Everything is) Not What it Seems / Non tutto è come appare | 

 20 agosto – 25 settembre 2022 | 

 Nitja Centro d’arte contemporanea, Lillestrøm/Oslo, Norvegia | 

Artisti: Primož Bizjak (Slovenia), Vincent Ceraudo (Francia), Nemanja Cvijanović (Croazia), Andrea Fraser (USA), Meta Grgurevič (Slovenia), Anawana Haloba (Zambia/Norvegia), Einat Cohen (Israele), Corinne Mazzoli (Italia), Ane Mette Hol (Norvegia), Emil Memon (SLO/USA), Hanna Filomen Mjåvatn (Norvegia) & Kira Senkpiel (Germania), Nika Neelova (Inghilterra), Kathryn Smith (Sud Africa), Andrej Škufca (Slovenia), Lučka Šparovec (Slovenia), Robert Watts (USA).

COMUNICATO STAMPA

(Everything Is) Not What It Seems / Non tutto è come appare è un progetto espositivo internazionale a cura delle Gallerie Costiere di Pirano e prodotto da NITJA – Centro per l’arte contemporanea di Lillestrøm. La mostra comprende una selezione di opere appartenenti alla collezione pubblica delle Gallerie Costiere di Pirano, della collezione pubblica UGM di Maribor insieme a diverse collezioni private slovene e internazionali (tra le altre la Noire Gallery, Torino e la Collezione NGH, Mengeš).

La mostra è stata ideata, sviluppata e progettata da Mara Ambrožič Verderber, direttrice delle Gallerie Costiere di Pirano, su invito del NITJA – Centro per l’arte contemporanea. Il concept della mostra è strutturato attorno a interrogativi e temi che indagano ciò che accade al di là della realtà visibile delle cose, tema già trattato dalla curatrice nel suo omonimo saggio critico pubblicato per il catalogo Momenta – Biennale de l’Image (Kerber Press, Berlin/Montreal 2017).

 

In occasione della mostra, che verrà inaugurata il 20 agosto 2022 presso il Centro NITJA, verranno organizzati i seguenti eventi rivolti al grande pubblico, agli altri funzionari e delegati diplomatici, agli esperti del settore e alla stampa:

 

  • Ricevimento, venerdì 19 agosto dalle ore 11:00 alle ore 12:30.
  • Apertura della mostra al pubblico, sabato 20 agosto dalle ore 13:00 alle ore 17:00.
  • Visita guidata della mostra, domenica 21 agosto dalle ore 16:00 alle ore 17:00. Conduce la visita la curatrice ospite Mara Ambrožič Verderber, in dialogo con gli artisti: Meta Grgurevič, Anawana Haloba, Corinne Mazzoli, Ane Mette Hol, Hanna Filomen Mjåvatn & Kira Senkpiel e Andrej Škufca.

Questo progetto è stato concepito come una mostra itinerante che verrà diffusa in musei e altri spazi espositivi, invitando artisti e pensatori locali a esaminare ciò che viene percepito ed osservato. Nel 2023 l’esposizione si sposterà nella Galleria civica di Pirano e in altri spazi espositivi (ancora da annunciare).

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Articolo sulla mostra nel quotidiano Delo (.pdf, 244kB)

APPROFONDIMENTO CRITICO

di Mara Ambrožič Verderber

 

Il progetto espositivo (Everything is) Not What It Seems / Non tutto è come appare presenta una selezione di opere di sedici artisti internazionali, già affermati sulla scena artistica mondiale. In modo molto originale la mostra introduce alla consapevolezza che la nostra conoscenza del mondo è incompleta e incerta e che le nostre convinzioni più radicate e profonde sulla realtà, come ci ricorda Carlo Rovelli, possono essere errate o estremamente ingenue. In questo senso, questa esposizione vuole riflettere sulla nostra capacità di osservare al di là di quel che è solitamente visibile e al di là della data realtà oggettiva, per affrontare l’ordinario e cercare di comprendere i meccanismi che governano le nostre percezioni nella vita quotidiana.

L’obiettivo della mostra è quello di trasmettere un messaggio comprensibile e chiaro, affinché gli osservatori e i partecipanti prendano coscienza dei processi che si svolgono dietro le quinte e del fatto che tutto ciò che abbiamo imparato nella vita è organizzato sulla base di prove e informazioni provenienti da un determinato passato. Questa conoscenza è stata comunicata attraverso la narrazione e altre fonti di informazione, ad esempio attraverso il montaggio e la restituzione di dati visivi, immagini in movimento e approssimazioni della realtà oggettiva (Georges Didi-Huberman). Tuttavia, proprio per la consapevolezza dei limiti del materiale visivo possiamo capire che attraverso le nostre capacità creative possiamo sezionare l’immaginario delle figure e osservarne l’effetto sulla coscienza delle persone, alla ricerca di una convivenza pacifica e di una lettura più fedele del presente.

I limiti di ciò che pensiamo di conoscere, vengono quindi messi in discussione dalle opere d’arte scelte per la mostra, che sono state progettate nello spirito della ricerca, utilizzando media che spaziano dalle nuove tecnologie alle tecniche più classiche, per poter offrire allo spettatore un’esperienza allo stesso tempo scientifica, spiritosa, bella e soprattutto fruibile per il grande pubblico.

Le opere degli artisti in mostra sono di fatto il risultato di metodologie sperimentali; già nella selezione si intravede il corso dell’osservazione stessa, ma non nel processo di formazione di una risposta definitiva. Operano con un approccio quasi scientifico applicato alla restituzione delle immagini, utilizzano, inventano, estraggono e si appropriano di oggetti (sculture in movimento, ceramiche), immagini (foto, dipinti, disegni) e libri (testi, dati) e una serie di tecniche, attraverso l’apparizione in modo sincrono portano un cambiamento nel nostro vissuto, offrendo così una possibile chiave di lettura.

I loro lavori generano conoscenze alternative incoraggiano l’osservatore a mettere in discussione l’apparente affidabilità del mondo, che in realtà si basa su un groviglio di regole codificate, mediate da trend globali e stereotipi. In questo modo l’osservatore è chiamato ad osservare la data realtà in un modo diverso. La selezione ci dimostra, infatti, che le immagini hanno una capacità unica: possono affascinare e ingannare, ma anche restituire la memoria di ricerche storiche, illuminare la mente o aprire tutta una serie di questioni socio-politiche attuali. L’immagine ha il potere di svolgere la funzione di strumento nel processo di analisi, contestazione e riconfigurazione dell’immaginario “al lavoro", incoraggiando così nuove ri-creazioni e modi liberi di comprendere la nostra storia e il mondo contemporaneo.

Come ci ricorda il filosofo e fotografo John Berger, se usiamo le immagini per profanare l’improfanabile, esse possono diventare uno strumento nel processo di emancipazione dalle strategie visive e dalle ideologie politiche, che vengono utilizzate nel commercio violento della cultura e dell’arte, arrivando a potenziare la sua industrializzazione e politicizzazione. La mostra sottolinea perciò l’importanza che le immagini rivestono oggi più che mai; l’immaginazione e l’immaginario artistico devono essere considerati innanzitutto come un luogo di resistenza, come un mezzo che contiene il potenziale per sfidare le nostre convinzioni e risvegliare il senso secondo cui è possibile immaginare nuove regioni e nuove forme di realtà.

Nella parte centrale della mostra troviamo l’installazione Synthetic Zero di Andrej Škufca. Realizzata in materiale sintetico nero caratterizzato da una superficie lucida che ricorda dei lunghissimi tubi pieni di petrolio. Questi elementi si snodano nello spazio, riempiendolo come una tendenza consumistica insaziabile, che ha portato la minaccia della plastica non degradabile a livello globale. Quest’opera d’arte potrebbe anche essere intesa come una metafora del sottosuolo virtuale in cui coesistono una rete internet pubblica e il dark web, dove si svolgono vite parallele.

Tra gli altri artisti, al centro dell’attenzione l’opera sonora di Anawana Haloba e i disegni di Nemanja Cvijanović, dove troviamo un approccio critico verso i sistemi politici neocoloniali e strutturali, mentre Vincent Ceraudo si occupa di una visione particolarmente interessante e inquietante dei paesaggi urbani disabitati. Questo è il frutto dell’avidità capitalistica, che ha trasformato l’utopia megalomane nel suo opposto, una distopia urbana, mentre il dittico di Emil Memon segue le linee guida della pura energia e dell’astrazione della street art.

Dopo un’ulteriore esamina, si può sentire il fascino dell’ottica e del movimento nelle opere di Ana Mette Hol, che fungono da veri e propri studi ravvicinati di fenomeni naturali come la luce e l’oscurità. Queste sono anche le basi per le opere di Primož Bizjak, che attraverso la fotografia notturna descrive poeticamente lo sfruttamento intensivo delle pietre di Carrara, materiali naturali non rinnovabili. La registrazione del tempo e il suo controllo sono invece temi centrali dell’arte cinetica di Meta Grgurevič, che studia l’illusione dell’impermanenza con la meccanica e altri approcci tecnologici.

Incontreremo anche le opere di Robert Watts (1923-88), noto soprattutto per il suo lavoro nell’iconico gruppo artistico FLUXUS e per i suoi enigmi concettuali e giocosi. La decodifica di un rebus matematico da parte dell’artista Einat Cohen è il fil rouge di una coppia di sculture in ceramica che richiamano l’attenzione sulla divisione politica e sociale in Medio Oriente.

Kathryn Smith e Andrea Fraser presentano due ricerche artistico-scientifiche sperimentali sotto forma di pubblicazioni. Nel suo libro edito dalla MIT Press, Andrea Fraser analizza la struttura pubblico-privata dei musei americani, mentre Kathryn Smith, con un approccio analitico forense molto dettagliato realizza un’interfaccia open-source per trattare temi estremamente difficili, come ad esempio, la scomparsa di persone in Sud Africa.

I temi centrali della mostra saranno esplorati anche attraverso due performance e interventi di danza. Hanna Filomen Mjåvatn e Kira Senkpiel eseguiranno una loro recente coreografia, che riflette sul tema delle strutture di potere all’interno della piramide sociale, mentre la performance di Corinne Mazzoli in collaborazione con attori e attivisti della comunità locale di Lillestrøm, esplorerà gli ostacoli fisici, le barriere dello spazio pubblico e la “recinzione" delle zone abitate delle città.

Questi sono solo alcune riflessioni sui temi degli artisti presentati in questa mostra, le cui opere auspicano di aprire una profonda (auto)riflessione attraverso una esperienza sensoriale multiforme, che può essere intesa anche come una sorta di registrazione visiva dei tentativi di comprendere i limiti dei paradigmi scientifici e umanistici. L’immaginario scelto per questa mostra contiene, crediamo, il potere di indebolire la presa totalitaria sul nostro sguardo; infine è solo lo sguardo l’unico che può portare all’emancipazione e ai limiti e alle verità inesplorate della nostra civiltà.

MAGGIORI INFORMAZIONI SULLE COLLEZIONI GCP PRESSO NITJA

Le Gallerie costiere Pirano sono l’ente galleristico più importante del Litorale sloveno e hanno lo status di museo regionale di belle arti dalla seconda metà del 20° secolo. Con la loro intensa attività espositiva, con la diffusione della conoscenza e del pensiero critico sull’arte, rafforzano il loro ruolo di promotore di un’elevata esperienza estetica, soprattutto offrendo correnti diverse dell’arte contemporanea nazionale e internazionale in tutte le sue forme di espressione, anche le più estreme.

Ecco perché il suo fondo artistico, conservato nei depositi, è vario e ricco. Si compone di dipinti, stampe, disegni, sculture, fotografie, poster, acquerelli, video, libri d’artista e altro ancora. A seconda del metodo di acquisizione, questi oggetti, come soggetti con un proprio significato e un proprio valore artistico, vengono classificati in insiemi tematici chiusi, le collezioni.

È proprio l’apertura internazionale delle Gallerie costiere Pirano che ha consentito l’espansione e l’arricchimento del fondo artistico negli ultimi decenni attraverso donazioni dall’estero. Tale è la Collezione Internazionale Laboratorio dell’Avanguardia Francesco Conz, che consiste in opere d’arte donate dal collezionista italiano. Francesco Conz (1935-2010), veronese, proprietario dell’archivio del movimento artistico internazionale Fluxus e di altre avanguardie, ha istituito e realizzato alla fine degli anni 90, in collaborazione con le Gallerie costiere Pirano, numerosi progetti espositivi e donazioni. Si tratta della serie grafica Flux-Med dell’americano Robert Watts e dell’Ultima cena dell’artista austriaco Hermann Nitsch. Soltanto pochi musei al mondo riescono a vantarsi di custodire opere del movimento artistico internazionale Fluxus (Vienna, Stoccarda, Los Angeles, Londra, New York, Zagabria…). Con questa preziosa donazione, le Gallerie costiere Pirano sono state dichiaratamente riconosciute per il loro programma espositivo di alto profilo e di levatura internazionale.

La Collezione Medusa è senza dubbio una delle collezioni più importanti. Il suo nome è direttamente correlato al logo delle Gallerie costiere Pirano formato dalla testa stilizzata della dea greca. La mitologica Medusa pietrificava tutti coloro che incrociavano il suo sguardo. Pertanto, Medusa diventa quindi una metafora dell’arte visiva moderna, che il più delle volte affascina e attrae, spesso però crea disagio e opposizione. In entrambi i casi le persone rimangono impressionate. Medusa è anche il nome di uno degli spazi espositivi delle Gallerie costiere, che nel centro storico di Capodistria, sin dalla loro fondazione nel 1972, funge da spazio aperto e comunicativo, fulcro di diverse idee e iniziative e destinato ad artisti nazionali e internazionali, con una particolare attenzione per i giovani autori. È proprio la sostanziale efficienza dell’apertura di contenuti di questa galleria che ha creato le condizioni per il costante accrescimento del fondo artistico. Questa collezione è il risultato di una vivace attività espositiva, attraverso la quale le gallerie monitorano e valutano le tendenze artistiche attuali e le opere di artisti selezionati che hanno segnato gli ultimi decenni del secolo precedente e l’inizio di questo secolo. Pertanto, gran parte del materiale conservato è rappresentato dalle opere di importanti autori nazionali e stranieri della vecchia generazione, tra cui le opere di Christo e Jeanne-Claude, Ivo Kožarić, Mimmo Paladino, Braco Dimitrijević, Günter Brus e altri. Negli ultimi anni, questo fondo si sta ampliando con le acquisizioni di opere di promettenti autori giovani, tra cui l’artista slovena Lučka Šparovec.

La Collezione degli artisti del Litorale, pone invece l’attenzione alla produzione artistica del Litorale e d’oltre confine, dalla seconda metà del secolo scorso in poi. È composta da opere selezionate di autori la cui creatività è legata al territorio di attività della nostra istituzione. Il criterio di acquisizione della collezione è la direzione programmatica delle gallerie, sono inclusi tutti i più importanti artisti della costa che negli anni passati sono stati esposti nei sui spazi espositivi, con mostre complessive e retrospettive. L’ultimo della serie di progetti complessi realizzati è stata la mostra di Emil Memon. L’artista visivo e musicista, nato a Capodistria, che ha vissuto e creato a New York per decenni, è stato omaggiato dalle Gallerie costiere Pirano con una grande mostra retrospettiva quest’anno, al suo ritorno a casa. Alcune opere selezionate della mostra, che l’autore ha donato alle gallerie, hanno ulteriormente integrato il fondo della Collezione degli artisti del Litorale.

Sono uniche invece per contenuto e genere Le Collezioni di Ex tempore internazionale di pittura e ceramica di Pirano. Le opere di queste due collezioni sono state acquisite negli anni durante, appunto, gli Ex tempore. La natura competitiva di questa manifestazione è spiegata in modo eloquente proprio dal nome ex tempore che in latino significa “senza preparazione". Ai partecipanti viene richiesto di realizzare in breve tempo (poche ore o giorni) un prodotto che coniughi l’equilibrio ideale tra originalità dell’espressione artistica e l’abilità nella tecnica della disciplina prescelta. Una giuria di esperti successivamente seleziona le opere migliori e i loro autori ricevono un premio. Fin dalla sua nascita (1966), l’ex tempore di pittura attira numerosi partecipanti, principalmente pittori dilettanti, ma anche molti pittori con formazione accademica e poi giovani artisti all’inizio del loro percorso creativo. Si tratta di una manifestazione di alto profilo e molto frequentata, organizzata dalle Gallerie costiere Pirano, che sta lasciando un segno visibile nella vita artistica del litorale sloveno. L’Ex tempore di ceramica, svoltosi negli anni tra il 2000 e il 2015, incoraggiava principalmente la creatività artistica con l’argilla. All’interno del fondo di questa collezione spiccano le opere di autori internazionali, tra cui quella dell’artista israeliana Einat Cohen.

Scritto da: Dr. Majda Božeglav Japelj