Anja Jerčič Jakob: Periferia | 

Galleria Civica, Pirano |

23 ottobre 2020 ‒ 22 novembre 2020 

Anja Jerčič Jakob, pittrice e artista grafica slovena della generazione “di mezzo”, fin dall'inizio del suo percorso creativo ha concentrato la sua attenzione sulla natura e sulle sue numerose manifestazioni. L’artista trasforma l’osservazione degli spazi naturali in cicli di immagini di vari formati, resi con differenti media, che occasionalmente migrano nello spazio fisico per mezzo dell’utilizzo di piante. Nella sua chiarezza, forma e materialità sensuale, i suoi dipinti ci ricordano il fragile equilibrio che intercorre tra l’uomo contemporaneo e la natura e quanto esso la sfrutti con piena consapevolezza.

Nel suo lavoro Jerčič difende il potere del linguaggio pittorico. È consapevole che a causa dell'abbondanza di immagini – la cosiddetta estetizzazione universale del mondo – che inonda quotidianamente il nostro mondo reale e virtuale, la pittura fa sempre più fatica a trovare il suo posto. Essa sembra aver perso il contatto con il valore simbolico, metaforico e rappresentativo dell'arte. Per questa ragione l’artista decide di persistere nell'uso di tecniche pittoriche tradizionali (es. olio e tempera all'uovo), con cui riesce a restituire il potere suggestivo delle immagini dipinte, a mostrare l’invisibile e a creare misteriosi enigmi. L’artista ci incoraggia a guardare oltre l'evidenza e a cercare di cogliere la presenza di un altro mondo, parallelo al nostro, dominato non solo dallo sguardo ma da una riflessione più profonda. Jerčič crea in noi la necessità del dipinto, combatte per la sua esistenza e per salvare l'immagine positiva che la pittura può dare del mondo.

In una serie di dipinti recenti raffigura aree boschive, integrate con immagini del paesaggio polacco. L’ambiente rappresentato è quello che sta nelle immediate vicinanze di casa sua, alla periferia della città; Periferia è anche il titolo di questa mostra. Il paesaggio coltivato è costellato da teste di cavolo, un ortaggio che è stato spesso incluso nelle nature morte nella storia dell’arte. L'adozione da parte dell'autrice di questo elemento ha anche un riferimento inconscio e personale che risale all’infanzia della madre, quando da bambina guardava con particolare interesse una serie di cartoline rappresentanti bambini nei campi di cavoli. All'inizio del secolo scorso questo era uno dei metodi utilizzati dagli orfanotrofi per incoraggiare le coppie benestanti a adottare gli orfani. In passato era anche una metafora pittorica per indicare il parto- il cavolo cappuccio è sempre stato considerato un simbolo di fertilità – e si ritrova spesso anche nella moderna cultura visiva. Indimenticabile è la scena del film neorealista del regista italiano Vittorio De Sica Miracolo a Milano, dove il protagonista Totò “emerge” da sotto una testa di cavolo in un campo. Questa scena è stata rimembrata da un conoscente dell’artista quando ha visto per la prima volta i suoi dipinti.
I campi inondati dalle teste di cavolo vengono catturati nella stagione dormiente, tra cespugli ed erbacce. Diversi tipi di erbe infestanti, che non sono interessanti per l'uomo in termini di utilità e sono piuttosto dannose, hanno un ruolo chiave agli occhi dell’artista. Con la loro presenza marginale, trascurata, ma al tempo stesso ribelle, si appropriano dell’habitat, infestano le colture coltivate, disturbano a causa della loro natura indomita e selvaggia. L'autrice entra nel campo della riflessione socio-critica, dove la presenza e il trattamento della natura espone il rapporto interrotto tra uomo e natura.

Il fulcro della selezione delle opere in mostra è incentrato sulla foresta, in cui Jerčič rende con attenzione le parti più trascurate di questo ecosistema sensibile e allo stesso tempo solido: la foresta compatta ha corpi arborei in decomposizione, tronchi imperfetti e nodosi tappezzati da chiazze di muschio verde, ragnatele, radici, rami e foglie cadute. Queste “brutture” sono in primo piano e si intrecciano in alcuni punti fino a rendere lo sguardo all'impenetrabile.

Il soggetto scelto è rappresentato in diversi formati e dimensioni, con qualche variazione nelle scene. La forza della natura è persistente. Sono stati i bruschi cambiamenti del clima a causare la caduta degli alberi o sono stati gli irresponsabili comportamenti umani a determinare la fine del loro ciclo di vita? Forse entrambi, certo è che il dominio del più forte regna anche in una foresta incontaminata, come osserva Peter Wohlleben in The Secret Life of Trees. La lotta costante della foresta e la sua rapida crescita hanno un prezzo, poiché nella distribuzione del potere tra crescita e difesa l'equilibrio è spesso sconvolto, con conseguente collasso di una singola specie. Il corpo dell'albero si difende per un po' dalle forti tempeste invernali, ma un giorno non ce la fa più: il tronco si spezza e la vita dell'albero finisce. Ma ciò non comporta la fine del suo compito, infatti il suo tronco in decomposizione diventa la dimora per altre specie viventi e svolge quindi un ruolo importante nell'ecosistema della foresta: riporta alla vita. Jerčič nel suo lavoro accenna “all'ambivalenza, alla tensione tra marciume, decadimento, scomparsa e possibilità di riemergere. La putrefazione ha il potenziale per far vivere di nuovo “, come scrive l’artista stessa.

Se le prime opere erano incentrate su dettagli di rigogliosi alberi in fase di crescita ed espansione, le ultime trattano di cambiamento, rinnovamento e scomparsa con una suggestiva tensione drammatica, simile a quella espressa nella natura dei pittori romantici. La natura: magica come un'illusione e minacciosa come un brutto sogno.

Le foreste sono dipinte in un'atmosfera morbida dai toni marroni, verde scuro e rosso, con riflessi dagli accenti bianchi e grigi. Attraverso il sapiente uso dei colori e di pennellate pastose ed espressioniste, l’artista ha saputo catturare l'atmosfera immediata della scena ma anche la sua eternità, in cui la luce sublima la concretezza fisica e l'energia vitale. Il flusso di luce e la stratificazione del colore creano dinamicità e danno profondità alle immagini. Le scene sono create anche sulla base di fotografie e l’autrice utilizza la tecnica del dripping per creare un'impressione visiva di tremito, movimento, simile a quella dei processi naturali.
In queste magiche tele si svela la potenza e l'anima della natura, che rimane misteriosa e inaccessibile per l’uomo. Pur essendo i titoli delle opere descrittivi, queste immagini possono essere percepite anche come una sorta di archivio di paesaggi interiori che conservano la memoria dell'artista. Questi lavori ci spronano a pensare a quella natura autentica in cui l’uomo non è ancora intervenuto.

Anja Jerčič Jakob (Slovenj Gradec, 1975) si è laureata all'Accademia di Belle Arti e Design di Lubiana, dove ha completato gli studi di pittura nel 2000, un master in grafica nel 2002 e infine un master in pittura nel 2007. Dal 2016 insegna come assistente di pittura alla Facoltà di Scienze della Formazione all’Università di Lubiana. Ha esposto sia in Slovenia che all’estero ed è presente in collezioni pubbliche e private. Vive e lavora a Lubiana.
MB