Nina Mršnik: L’appartamento | 
Mostra personale | 

Galleria Loggia, Capodistria, 
23. 10. 2026–20. 2. 2027 | 

Inaugurazione: venerdì, 23. 10. 2026, alle 19.00 

Dopo oltre un decennio dedicato ai progetti Kobeiagi Kilims e Pečeno pohištvo, la designer Nina Mršnik si apre a una nuova fase della sua pratica creativa. La mostra, intitolata L’appartamento e ospitata alla Galleria Loggia di Capodistria, è uno spazio di riflessione critica e ricomposizione, in cui ci si interroga su cosa significhi essere una designer dopo i quarant’anni nel contesto postindustriale sloveno, su quale posizione assumere dopo la conclusione di progetti di lunga durata e a quali condizioni sia oggi economicamente possibile continuare a creare.

Il punto di partenza della mostra L’appartamento è personale, ma si apre alla questione più ampia dell’abitare, della sopravvivenza e delle condizioni in cui la creazione può diventare/rimanere un modo di vivere. La riflessione sul design è dunque indissolubilmente legata alle condizioni materiali ed economiche che consentono, o limitano, la possibilità per chi crea di dedicare tempo, spazio e perseveranza al proprio lavoro.

Originaria di Capodistria, Nina ha ereditato dalla nonna lubianese un appartamento nella capitale slovena e si trova così in una posizione paradossale: è proprio la sicurezza materiale, di per sé un privilegio, a consentirle di perseverare nel lavoro culturale e progettuale.
Per la durata della mostra, la Galleria Loggia si trasforma quindi in un appartamento, uno spazio reale e simbolico di vita creativa. Il visitatore non entra in un allestimento espositivo tradizionale, bensì in un ambiente che ricorda una casa, composto da un ingresso, una cucina, una zona giorno e spazi intermedi, nei quali si intrecciano prodotti finiti, prototipi e vecchie idee finalmente realizzate, maturate e definite nel tempo.
L’appartamento diventa così un modello del processo creativo. Gli oggetti non sono presentati come prodotti finiti isolati, ma come parte della storia della loro nascita. Arredi, ceramiche ed elementi tessili uniscono i diversi materiali e approcci con cui lavora l’autrice. La loro funzione d’uso si intreccia con il valore concettuale, mentre i singoli oggetti rivelano i processi da cui sono nati: sperimentazione, prototipazione e trasformazione graduale delle idee.

È proprio qui che si può cogliere anche il significato più ampio della mostra L’appartamento. Nina si trova in una fase di passaggio tra progetti a lungo termine ormai conclusi e qualcosa che sta ancora prendendo forma. Fin dagli esordi, il suo lavoro è segnato dal desiderio che il design superi la rigida separazione tra arte, design e vita quotidiana. L’autrice riflette sulla materialità, sulla sostenibilità e sul modo in cui attribuire un nuovo valore (simbolico ed emotivo) a qualcosa di vecchio e scartato.

Nel suo lavoro l’autrice si richiama inoltre all’eredità progettuale di grandi designer quali Ettore Sottsass e Michele De Lucchi, il cui lavoro ha influenzato profondamente la sua concezione dell’oggetto, dello spazio, del colore e della funzione. I loro approcci sono fonte di ispirazione, ma Nina li traduce nel proprio linguaggio materiale e personale.

Ana Papež, curatrice e responsabile educativa GCP

APPARTAMENTO MRŠNIK
Tra manifesto e memorie d’uso

Sono figlia di architetti e, da quando disegno, disegno piante di appartamenti. Per questa mostra ho collocato tutte le mie idee in un appartamento.

  • Non voglio più restare nel ruolo di designer/illustratrice.

«There won't be any work left for us unless we create it» («Non ci sarà più lavoro per noi, se non saremo noi a crearlo») era il motto del mio gruppo di studio al Royal College of Art di Londra.

  • Voglio avviare nuovi progetti a lungo termine.
  • Devo disegnare di più.

«Tu continua a disegnare», mi disse vent’anni fa il mio professore preferito, Jurgen Bey. Allora avevo appena iniziato a studiare design del prodotto e non capivo che cosa e come dovessi disegnare in quanto product designer.

Per la mostra ho realizzato il progetto Mobili con tatuaggi. Per mostrarne l’idea ho usato un armadio appartenuto ai genitori di mia nonna. Vi ho disegnato parti della storia familiare: i miei nonni, mia madre e i disegni dei miei figli… Vorrei che queste aggiunte radicassero l’armadio ancora più profondamente nella nostra famiglia e che continuasse a passare di generazione in generazione. Vorrei che tutti i mobili fossero così ben fatti da poter essere tramandati. Vorrei che i tatuaggi aggiungessero loro valore, trasformandoli in qualcosa che non si può più semplicemente buttare via.

  • Devo imparare nuove abilità.
  • Voglio collaborare con persone che eccellono in ciò che fanno.

Ho iniziato a collaborare con il ceramista Urban Magušar, che è mio zio e mi ha messo a disposizione il suo laboratorio, lasciandomi piena libertà di fare ciò che desidero.

L’ultima volta ha piegato una grattugia dandole una forma circolare, così che potessi levigare l’argilla. Dice che gli piace molto ciò che faccio. Per ora si tratta di ciotole, lampade e volti in ceramica.

La seconda collaborazione è con Ana Malalan di Anselma, che mi ha aiutata mettendo a disposizione tutto il suo sapere; da Anselma hanno inoltre realizzato per me tutti gli elementi tessili (tranne i volti) a partire da materiali di recupero.

  • La maggior parte dei materiali in mostra dovrebbe essere di recupero.

Ogni anno butto via una montagna di vestiti per bambini irrimediabilmente macchiati e strappati. Che cosa può offrirmi questo tessuto? Mi è sempre piaciuto passare dal 2D al 3D. Così ho aggiunto ritratti tessili a quelli su carta e legno.

I volti tessili in mostra sono gli abitanti del mio appartamento oppure i miei amici venuti a cena.

  • L’ideale è ideare personalmente il processo.
  • Realizzerò personalmente la maggior parte degli oggetti in mostra.

«La ceramica è qualcosa a cui si lavora ventiquattr’ore al giorno», mi ha detto Urban, quando lasciavo molto presto il suo laboratorio a Radovljica per andare a prendere in tempo i bambini all’asilo e a scuola. Il mio tempo non è continuo: è diviso tra maternità e pratica creativa. Ma proprio il fatto di dover fare ogni giorno cento cose contemporaneamente mi ha permesso di creare un processo personale che funziona entro i miei limiti.

Creare questa mostra e abbandonare alcuni vecchi progetti a cui ho lavorato per oltre un decennio mi ha offerto uno sguardo sulla mia pratica. Ho cercato di osservarmi a distanza e di trovare consapevolmente riferimenti vecchi e nuovi per ciò che faccio. La mostra è per me uno sguardo dentro me stessa: a ciò che faccio e a come lo faccio. È una riflessione sul processo e sulla sua collocazione nel passato e nel futuro.

  • Tutto ciò che è in mostra è in vendita!

Occorre creare il capitale per la prossima mostra.

Mentre scrivo questo testo, le cose continuano a prendere forma. Scrivo dei progetti come frammenti, perché voglio che il visitatore li scopra da sé e con calma.

So però quale sensazione voglio lasciare al visitatore. Benvenuti a casa mia.