L’ARCHITETTURA È NEUTRALE?
Come architetti, tendiamo a considerare il nostro campo di competenza come una disciplina autonoma, regolata da proprie leggi interne. In parte ciò è vero, poiché si tratta di una disciplina specifica, dotata di una propria storia, di metodi e di tecniche operative. Tuttavia, dall’altro lato, l’architettura influenza tutto ed è a sua volta influenzata da tutto.
Di conseguenza, non è in alcun modo neutrale, ma sempre situata in un contesto preciso – fisico, sociale e storico. Se l’architettura fosse neutrale, non avrebbe responsabilità sociali, ambientali o politiche; sarebbe apolitica, confinata nella torre d’avorio della sua autonomia. Ma, essendo invece radicata nel mondo e nel tempo, essa è chiamata ad agire con responsabilità, qui e ora.
L’architettura è una forma di ricerca che porta a scoprire e modificare la funzione assegnata all’esistente, piuttosto che a creare semplicemente nuove forme. Ciò comporta la necessità di una riflessione che tenga conto di una visione più ampia e che agisca di conseguenza.
In quanto architetti, dobbiamo essere attivi, elaborare concetti e prendere decisioni anche su livelli che vanno oltre l’autonomia della professione. Oggi, ciò riguarda soprattutto la riflessione sull’ingiustizia sociale e sulla crisi ambientale.
Il tardo capitalismo sta spingendo sempre più l’architettura – nella sua dimensione artistica, sociale, tecnica e scientifica – verso una condizione di crisi. L’architettura sta diventando sempre più una merce di mercato: un prodotto di lusso, un bene culturale congelato nel tempo, o uno strumento spietato al servizio del capitale e del profitto.
Ciò di cui abbiamo bisogno è una riflessione critica su cosa sia realmente l’architettura, sulle cause e le modalità del suo operare, nonché sui suoi effetti.
Miha Dešman
Maggiori informazioni al link: https://www.pida.si/news/piran-days-of-architecture-2025