Progetto: BREAKING THE CIRCUIT OF CONTROL / INTERROMPERE IL CIRCUITO DI CONTROLLO | 

Intervista all'artista Francesco Bertocco sul suo lavoro nel progetto | 
A cura di: Tina Jazbec, Obalne Galerije Piran.

Courtesy: foto di Francesco Ferri.

Lartista italiano Francesco Bertocco, insieme alla curatrice Gabi Scardi e alla ricercatrice e curatrice Mariagrazia Muscatello, che vive e lavora a Santiago del Cile, ha viaggiato in Brasile nel 2025 conducendo ricerche sul campo e in archivio nellambito del progetto internazionale Breaking the Circuit of Control.

Il lavoro indaga leredità dello psichiatra e riformatore Franco Basaglia, con particolare attenzione alle sue visite in Brasile nel 1978 e nel 1979. In quelle occasioni  Basaglia tenne conferenze, incontrò i principali studiosi del settore e visitò diverse istituzioni, contribuendo ad avviare un processo che avrebbe stimolato una profonda riforma del sistema psichiatrico brasiliano.

Durante il viaggio, lartista e le curatrici hanno ripercorso i luoghi attraversati da Basaglia, restituendo una testimonianza diretta del legame tra la sua esperienza e la trasformazione delle pratiche psichiatriche in Brasile.

Il progetto verrà presentato in occasione della mostra personale di Francesco Bertocco, che avrà luogo presso la Galleria Loggia di Capodistria. La mostra, curata da Gabi Scardi e Mariagrazia Muscatello, sarà visitabile a partire dal 20.06.2026 (inaugurazione alle ore 19.00) fino al 10.09.2026. 

1. Nell'ambito del progetto state studiando l'eredità dello psichiatra italiano Franco Basaglia in Brasile, dove si recò nel 1978 e nel 1979. Come avete deciso di intraprendere questa ricerca e cosa ci comunica il titolo Interrompere il circuito di controllo / Breaking the Circuit of Control?

Ho iniziato a lavorare sul testo di Basaglia, Conferenze Brasiliane (Conferenze Brasiliane, Raffaello Cortina Editore, Milan 2000), circa due anni fa. L’idea iniziale era di provare a leggere quel libro come un trattamento cinematografico o un testo con una struttura narrativa: un resoconto dei principali nodi intorno alle sue pratiche e alle sue teorie, ma anche la costruzione di un viaggio attraverso il Brasile della fine degli anni ’70, nelle fasi finali della dittatura. Da questo punto sono partito per sviluppare l’idea che poi è divenuta Breaking the Circuit of Control, un progetto articolato in un film, un’installazione fotografica e una pubblicazione che raccoglierà testi e materiali raccolti durante tutta la produzione del lavoro.

Alla fine degli anni ’70, il movimento anti-istituzionale iniziato da Basaglia aveva già ottenuto notevoli risultati: l’apertura di Gorizia e Trieste¹, e una legge² che stava per essere scritta a breve, avrebbe portato, per la prima volta, all’avvio dei procedimenti di chiusura dei manicomi in modo definitivo. Basaglia era una delle personalità centrali del più ampio panorama delle movimentazioni antipsichiatriche, insieme a Foucault, Sartre, Laing, Goffman, Cooper. La scelta di invitarlo in Brasile per questo ciclo di conferenze partiva dalla necessità di rinnovare e di modificare radicalmente il sistema manicomiale, e più in generale psichiatrico, brasiliano.

L’intero progetto parte da un evento storico definito – il viaggio di Basaglia e la scrittura delle Conferenze Brasiliane – ma viene riportato dentro le dinamiche del presente: la trasformazione dei luoghi attraverso i processi riformativi, l’archeologizzazione delle strutture rimaste, l’evoluzione dei movimenti antipsichiatrici.

2. Nella preparazione del progetto avete scritto che avreste documentato fotograficamente gli spazi, l'architettura e altri resti materiali nei luoghi in cui Basaglia ha lavorato in Brasile. Cosa avete pianificato prima di partire per il Brasile, come avete scelto i luoghi da visitare? È ancora possibile trovare tracce di Basaglia in quei luoghi?

Il primo momento di sviluppo del lavoro è consistito nel definire i luoghi di Basaglia, quelli di cui si era certi di trovare tracce e sicuri della loro esistenza. Molti di questi luoghi, come l’Istituto Sades Sapientiae e il Teatro de Cultura Artística a San Paolo, esistono ancora. di altri, invece, nei testi e nelle testimonianze, manca specifica menzione oppure sono stati modificati o ricostruiti.

Una volta definita questa mappatura – per lo più pensata per agevolare la logistica dei nostri spostamenti – siamo usciti dalla dimensione filologica dei luoghi e abbiamo cercato di costruire una nuova toponomastica, che includesse collezioni d’arte legate ad atelier sorti all’interno degli ospedali psichiatrici (penso ai due più noti: quello del dott. Osório César a Juquery e quello di Nise da Silveira a Rio de Janeiro), manifestazioni antipsichiatriche (come il Dia Nacional de Luta Antimanicomial a Belo Horizonte), testimonianze di eventi che, a partire dal periodo di Basaglia – e talvolta modellati dalla sua figura – hanno radicalmente mutato lo scenario psichiatrico brasiliano nel corso degli anni.

3. Nella descrizione del progetto scrivevate di voler documentare fotograficamente gli spazi, l'architettura e altri resti materiali nei luoghi in cui Basaglia ha lavorato in Brasile. Cosa avete pianificato prima di partire per il Brasile, come avete scelto i luoghi da visitare? È ancora possibile trovare tracce di Basaglia in quei luoghi?

Per questa parte del progetto, ho deciso di lavorare sulle domande che venivano poste a Basaglia durante le conferenze da parte dei tecnici (operatori e psichiatri) e, in alcuni momenti del suo viaggio, anche dagli studenti – non solo di medicina – e da tutte quelle figure interessate alle tematiche affrontate nei suoi interventi. Nelle Conferenze Brasiliane, la maggior parte del testo è costituita dalla trascrizione di questo “dialogo” tra Basaglia e il pubblico.

Ci sono riflessioni sulla condizione del malato all'interno dei manicomi, sulla necessità di un cambiamento della politica del paziente, sul lavoro negli ospedali, sui ruoli tra tecnici e operatori (come gli infermieri), sulle condizioni sociali dei pazienti, e sulla necessità di considerare la malattia mentale come parte di un problema più ampio, che riguarda le provenienze di classe, etniche e la segregazione.

Il video parte da qui, da questi interrogativi, che nascono contestualmente all’intervento di Basaglia e ne rappresentano un’estensione. Talvolta si pongono come in un contraddittorio: sono domande che interrogano il Basaglia “simbolico”, nel suo ruolo di rappresentante di un movimento più ampio, articolato in personalità diverse e non sempre in sintonia; e il Basaglia “tecnico”, come figura che è riuscita a scardinare l’esistenza dell’istituzione manicomiale – o che, più di chiunque altro, si è avvicinata a farlo – all’interno del contesto italiano.

Questo mio reenactment parte da qui.

4. In alcuni dei suoi progetti precedenti, lei si è già occupato della storia della medicina in relazione ad altri aspetti della società o della medicina come specchio delle strutture sociali più profonde. Cosa la attrae di questo tema e quanto è importante nella società odierna?
 

Uno dei miei lavori precedenti, Historia (Bertocco F. et al.: Historia, Mousse Pubblishing, 2021), nasce a partire da una riflessione più ampia sulle conseguenze politico-sociali della cura (nel caso specifico in Cile), verso cui il mio lavoro ha cominciato a convergere negli ultimi anni. Nei lavori precedenti mi sono interessato al “discorso medico”: dal laboratorio, inteso come sistema complesso in cui ruotano relazioni ed eventi, all’ospedale, luogo in cui l’esperienza medica si fa collettiva e condivisa, fino ad arrivare al setting, l’ambiente in cui agisce la terapia e che ne riflette le dinamiche.

5. Qual è per voi l'attualità e l'importanza maggiore dell'opera di Basaglia oggi?
 

La sparizione dei manicomi, nella loro accezione di struttura fisica coercitiva, istituzione assoluta e totalizzante, ha rappresentato una parte delle modifiche strutturali al sistema psichiatrico, le cui ombre lunghe partono dall’impostazione disumanizzata e positivista della cura. Quella costruzione oggettivizzante del paziente, medicalizzato, che riduce la malattia a un elemento tridimensionale, ben misurabile e, apparentemente, incurabile, è una visione ideologica dell’atto del curare, che si è sviluppata con una violenza cancerogena nel disegnare la figura del malato mentale.

La questione di dove inserire il malato mentale all’interno della società non credo sia esclusivamente riservata ai tecnici, ma ci mette tutti in una prospettiva problematica a cui non possiamo sottrarci. Questo può accadere in ogni nucleo familiare, può presentarsi in una fase della nostra vita, magari la più fragile e improvvisa. La malattia mentale assume diverse forme e intensità: dal microcosmo dei malumori personali e delle fragilità del nostro vissuto; al ruolo del paziente psichiatrico (nell’ormai colloquiale e depotenziato “matto”) nella società, verso il quale è richiesto un intervento delle istituzioni.

Consideriamo che esistono ancora strumenti dall’attitudine coercitiva, come il TSO, presenti nella riforma psichiatrica che porta il suo nome, verso i quali Basaglia aveva grosse riserve. La lezione di Basaglia non riguarda soltanto la psichiatria, ma rappresenta uno strumento per contrastare il riproporsi della malattia e della segregazione sociale, così come delle differenze di classe che riflettono il modello economico in cui viviamo; in altre parole, per impedirne la riproduzione in ogni ambito, istituzionale ma anche privato e personale.

Vedere come in Brasile l'eredità di Basaglia sia così importante fa riflettere su ciò che noi possiamo ancora trarre dalle sue teorizzazioni e dal suo agire. In Italia, il nome di Basaglia porta ancora con sé forti connotazioni politiche che ne offuscano in parte la possibilità di una pratica di attualizzazione e di reale presenza nel dibattito contemporaneo. Basaglia è ancora, per molti, “quello che ha fatto chiudere i manicomi”. Lo scorso anno è stato il centenario della sua nascita: ci sono stati molti eventi e pubblicazioni intorno alla sua figura, saggi e approfondimenti sul lavoro svolto da Franco e Franca Basaglia³ in quegli anni così intensi.

Si spera che tutto questo riporti al centro il suo pensiero, risagomando la sua figura nel tempo presente, spogliata dai preconcetti ideologici, spesso sommari e per lo più infedeli.

Il progetto Breaking the Circuit of Control di Francesco Bertocco è sostenuto dalla XIII edizione di Italian Council, programma internazionale di supporto alla creatività contemporanea italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Note – 

1- Franco Basaglia lavorò presso l'Ospedale Psichiatrico di Gorizia dal 1961 al 1970 e presso l'Ospedale Psichiatrico di Trieste dal 1971 al 1979. Queste furono le prime due istituzioni in cui attuò i cambiamenti che portarono alle riforme del trattamento psichiatrico in Italia.

2- La Legge Basaglia o Legge 180 è la legge italiana sulla salute mentale del 1978 che ha segnato una grande riforma del sistema psichiatrico in Italia.

3- Franca Ongaro Basaglia (1928 – 2005), attivista e politica; moglie, sostenitrice e collaboratrice di Franco Basaglia.